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LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali (Letto 48762 volte)
grilloman...ia
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #20 - 28.05.2008 alle 21:29:43
 
Ancora grazie, ma mike panic e' troppocostoso per me ... ma il carrellino ?

No…no …tutt’altro!:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ippocampo_%28mitologia%29

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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #21 - 28.05.2008 alle 23:19:47
 
vitoliuzzi ha scritto il 28.05.2008 alle 20:34:46:
OT

...(ma l' ippocampo è una zona del cervello?? Credo che il mio sia un pò .... per usare un eufemismo ... avariato. Mah...)


Mi sa che confondi con l'ipotalamo, credo... forse... non ne sono certo non ho mai avuto un cervello Smilie (altrimenti non avrei scelto di suonare il contrabbasso  Lingua)

ma la ragazza in perizoma?

azzz vito hai messo qualche chiletto rispetto alle foto al petruzzelli e a you tube.  Sorridente

bello quel contrabbasso, e comodo soprattutto, chi è l'autore?

ho un "lupo" sulla III corda potrei risolvere con quella cordiera secondo te? intendo dire funziona veramente sta cordiera o è una sòla)?

sempre restando in tema di "balla coi lupi" se si usa un antidissonate per toglierlo la corda ne risente in qualche modo o si equipara alle altre?

grazie, non centra un tubo con la tua scuola ma visto che siamo in argomento (rispetto all'arco non mi pronuncio fino a che non vedo il perizoma)
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vitoliuzzi
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #22 - 29.05.2008 alle 04:26:14
 
OT

Ma guarda non credo che quella cordiera bilanciata sia una sola perchè sul mio Romeo Orsi 1890 mi risolse ogni problema. Poi me ne feci fare un' altra per questo Rubino 2003 e non ho mai avuto problemi. Preciso che non so come fa ma tutti gli strumenti del maestro Rubino e che negli anni provavo, mentre lui che è un bravo quartettista si perfezionava, non hanno mai avuto lupetti.

Ci sono varie teorie su come eliminare i lupetti. Magari apri un Topic a parte e se ne discute anche con gli altri esperti.

Intanto beccatevi http://www.myspace.com/leonardopresicci

che ho sponsorizzato sui forum internazionali. Grandioso!
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« Ultima Modifica: 29.05.2008 alle 05:57:59 da vitoliuzzi »  

vito liuzzi
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #23 - 29.05.2008 alle 04:39:35
 
Off Topic

Sono stato mio malgrda, ma veramente con molta sofferenza, a cambiare qualcosa nel Forum. Ve ne accorgerete forse domani. pianto

Vito Liuzzi
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vito liuzzi
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #24 - 29.05.2008 alle 05:56:57
 
LA c.d. PRESA AVVOLTA

1)Punti di riferimento



Vado a braccio. Scusate gli errori di ogni genere.
Talora, nell' impostazione della presa dell' arco per un /a giovane studente diventa molto difficile capire dove si trovano i punti di riferimento su cui deve far leva nella conduzione dell' arco. In realtà, i predetti punti di riferimento non hanno logica di essere in una presa dell' arco all' italiana (e non alla francese che ha il pollice sulla bacchetta) poichè dalla mia esperienza ho notato che è meglio far comprendere come il pollice una volta inserito nella parte alta della U, cosa che fornisce grande saldezza alla presa, porta con sè tutte le altre dita che si dovrebbero accomodare nelle seguenti posizioni. Il mignolo "abbraccia" la bacchetta nella parte terminale del tallone, medio ed anulare fanno lo stesso ma senza crearsi dei punti di appoggio tipo Bradetich "sotto" il nasetto; aspetto questo di per sè erratissimo. L' indice, che con la presa avvolta non diventa più l' unico dito  a pressare sulla bacchetta quando si ha bisogno di più suono, come nella scuola tradizionale, si accomoda sulla bacchtta ed esercita un sistema pressorio esattamente uguale a quello delle altre dita. Ecco il famoso avvolgimento dove si trova. Nella foto sottostante vedete la corretta posizione del pollice. Il segreto sta nel fatto che il pollice preme verso le altre quattro dita et viceversa. Ogni dito dei quattro appoggia sulla bacchetta ed esercita una pressione costante. La presa non è proprio bella a vedersi visto che poi dovrà essere inclinata all' interno per poter sfuttare tutti i crini da tallone a punta, aspetto che scientificamente ed acusticamente produce una quantità notevole di armoniche, sicuramente maggiore in prese più blande. Nelle foto dei post di sopra notate la presa avvolta nella sua concezione finale.
Chiariamo un aspetto. Io ho semplicemente dato un nome ad una presa che in parte utilizza il Rabbath, anche se col pollice sulla bacchetta, meno il grande Pino Ettorre, tanto per fare degli esempi.
Ma, la cosa più assurda è che i risultati possono essere identici anche con prese diverse; talaltra se si devono eseguire dei balzani o richochet o sautille o picchettati volanti, la presa in questione rende il tutto più semplice poichè il ragazzo/a già dal primo anno di studio riesce a far balzare benissimmo in punta l' archetto con grande controllo, a saltare balzando sulle corde e via dicendo, proprio perchè è questo tipo di presa che glielo permette.
La presa avvolta è indicata per avere un suono potente come una presa alla tedesca ma migliore per l' esecuzione di colpi d' arco come il volteggio in velocità, aspetto che i tedeschi proprio non comprendono rimanedo aderenti alle corde senza riuscire a sfruttare il balzato naturale della bacchetta. La spiegazione è presto detta: una posizione della mano che affonda i crini sulle corde ma che per "peso acquisito" non riesce più a balzare.
Ritornando alla presa de qua, è normale che si potrà giostrare nelle dinamiche semplicemente allentando la presa che deve essere ben salda e con poco movimento di polso, pasando da un f ad un pp anche staccando mignolo ed anulare. Tanto ci sono ben tre dita che riescono a condurre benissimo l' arco. Questo capita eccezionalmente, ma in una fila di otto contrabbassi quante volte i direttori si rivolgono male alla fila per un pianissimo che sà di mezzo forte?
Infine, in questo modo il suono è sempre ben focalizzato e mai "frusciato", come serve nella gran parte del repertorio o nei cantabili. In orchestra i vantaggi potrebbero essere cospicui visto che la saldezza degli staccati o balzati è assicurata, come i colpi d' arco in velocità e puntati. Tenere sempre salda la mano ma mai irrigidirla.
Mi sono stancato, alla prossima puntata. Se vi va. Sennò è meglio che mi fermi qui, viste le critiche che copiosamente pioveranno dal ciello e dalla terra Arrabbiato


2)Pollice nelle U parte superiore



Saluto tutti

Vito Liuzzi
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #25 - 02.06.2008 alle 22:04:14
 
ECCOMI QUI!
Mi sono detto, lo faccio o non lo faccio? che so, che onore, non capita tutti i giorni di essere bannato da un forum di nicchia, e prima ancora di essere scambiato dall'eccelso moderatore del forum stesso per un'altra persona e quasi perseguito (su che basi poi).
Eccomi quindi rinato come BOOGIE NAZI PARTY
il nazi party lo dedico al buon Liuzzi e alla gestione illuminata del Forum, all'uopo ho anche attivato una nuova e sciccosissima email, carloastolfo@libero.it chi volesse è libero di scrivere.

Allora andiamo dal principio, il forum tu quoque Vito, perché mi bannasti? forse perché non commentai le tue fotine somiglianti ad un novello e pugliese Vasco Rossi, non mettendo una mia immagine di rimando per sfuggire a questi labirinti di silicio che tanto opprimono le nostre quattro corde?
O forse perché mi sono permesso di dire che il M° Siragusa (che iddio ce lo conservi) avrebbe potuto graffiare il pavè di marmo ove poggiava i leggiadri piedini e il leggiadro strumentino?

Insomma ho deciso, ma si, ho un quarto d'ora e lo dedico a VitoDOMENICOLIUZZI, prendilo come il mio quarto d'ora di celebrità di warholiana memoria.

Sia ben chiaro che se mi troverò bannato anche con questo nuovo e allegrotto pseudonimo mi vedrò costretto ad agire in maniera massiva e continuata,dalla reiscrizione, agli amici hacker fino, e in fondo cosa saranno mai un paio d'ore in macchina,alla gita a taranto, nevvero Vitu?

Il forum mi interessa eccome, in fondo anche io ho scritto e ogni tanto scrivo, oddio in realtà ogni tanto vengo cancellato ma cosa sarà mai un'intervento boogiemaniano in confronto chessò al cenacolo Vinciano o  
al concerto di Dragonetti o agli sfonnoni del buon Grillolomeo (l'unico forse capace di scrivere, apprezzato all'estero e in italia, in questo Forum etc etc etc...)

Quindi si, posso dire che il forum mi interessa e che dopo censure e addirittura un bannaggio, ogni tanto ci passo, oggi ci torno con la spada e la pergamena, anzi visto l'interlocutore credo userò il forcone e il trattore.
Il tutto per dire che adesso capisco il caro utente Dragottesini, per il quale sono anche stato scambiato, con i suoi sfoghi di Chapliniana memoria, e posso dire, sempre con foga alla Califano ma con i modi di un Calvino, calvo e più giovane:
Vito orsù non te la pià così!

vostro ossequioso
M°Boogieman
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #26 - 02.06.2008 alle 22:24:05
 
Brrr….
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #27 - 20.06.2008 alle 08:10:14
 
Presa alla tedesca



Presa alla Rabbath (pollice sulla bachetta)



Presa alla Vitorakkar (pollice nella U parte alta, ottimi ricochet e balzati)

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vito liuzzi
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #28 - 20.06.2008 alle 09:24:03
 
Maestro.
È la U di VitUFO?
Grazie.

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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #29 - 20.06.2008 alle 10:26:00
 
Hmmm... giusto Maestro!
Ma meglio vitUffa che pa... !!!
A dopo le altre spiegazioni.

V.

MAestro ma quanto tempo ci hai impegato a scrivere il Trattato sugli Armonici?
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #30 - 20.06.2008 alle 12:10:56
 
Se andate qui ...

http://www.youtube.com/watch?v=ZA9m6sXCHbo

anzi è MOLTO MEGLIO qui

http://dailymotion.alice.it/bottesini/video/x4g8j5_vito-liuzzi-nino-rota-diverti...

vi accorgerete che in gioventù già c'era una certa preferenza per la presa avvolta e l' utilizzo di tutti i crini. A parte le stonature, errori, amusicalità e chi più ne ha ne metta, il suono è sempre fortemente focalized. Caratteristica che mi è rimasta. Ho migliorato la portata delle dità sulla bacchetta per avere "un arco all' italiana con la potenza di un arco tedesco".

That's folk

Vito
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #31 - 20.06.2008 alle 14:02:37
 
Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #69 MAestro ma quanto tempo ci hai impegato a scrivere il Trattato sugli Armonici? V.

Risposta #96
La Creazione
𝄐 7 giorni, in verità. 𝄐

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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #32 - 25.06.2008 alle 05:40:51
 
PRESA RIGIDA e PRESA MORBIDA arco contrabbasso

Allora, mi sono svegliato presto causa insonnia e vi scrivo due righe sul mio personale concetto che riguarda da una parte la presa rigida e dall' altra la presa morbida.
Inizialmente i miei allievi sono impostati in modo tale che la presa risulti abbastanza rigida (vado a braccio!!) e che i crini appoggino sulla corda dal tallone alla punta (poi vedremo anche il concetto di verticalità). Orbene, sembrerebbe un controsenso didattico visto che si preferisce una presa morbida e poi magari, a seconda del brano eseguito, una tenuta più consistente. Nella mia Scuola, ricordo, tutte le dita poggiano sulla bacchetta in maniera egualitaria e non vi è la supremazia dell' indice su altre dita. Anche il mignolo avvolge la parte finale del tallone in modo da non farlo penzolare su o giù, con conseguente punta che ora va da una parte ed ora va dall' altra. Ci sono anche degli esercizi sono con l' arco che i ragazzi affrontano con poco entusiasmo ma che possiamo paragonare ad un pallone di pallacanestro che ora sembra pesante e che con particolare metodiche di allenamento torna ad essere molto più leggero. Dovendo la mano destra sopportare una serie di pesi utto sommato leggeri ma che azionano dei micromuscoli della mano, è questi che devono essere allenati. Poi con l' utilizzo di mollette da stendi panni o qualsivoglia altra congerie, si può subito migliorare quel concetto di perpendicolarità ottimo per avere un suono focalizzato da punta a tallone, oltre a specifici esercizi da me scritti che sono tesi a migliorare questa conduzione dell' arco. Agli allievi non viene detto nulla, ma in poco tempo, per chi si dedica, la predetta conduzione appare già di buon livello con il pollice nella U sulla parte alta.
La presa è così salda ed il polso assolutamente in linea con il braccio. Una esposizione esterna potrebbe far perder peso di tutto il braccio che, senza l' utilizzo di muscoli, si deve andare a focalizzare su tutta la lunghezza della bacchetta, specie al tallone. Un polso verso l' interno limiterebbe i movimenti di condotta che risulterebbero così forzati e bloccati. La cosa più semplice è che il polso sia in linea col braccio e che lo snodo vero sia minimo al polso maggiore al gomito con una totale distensione dello stesso. Un presa "rigida" garantisce i cc.dd. "movimenti inutili", permette all' allievo di avere una buona cavata sin dall' inizio, e colpi d' arco già di una certa qualità tenendo conto che alcuni mi imitano già nel balzatissimo alla punta, i più studiosi. Tutto in un breve arco di tempo. Tempo 1 anno 1 anno 1/2 e i più valenti sono già a posto con l' arco in maniera quasi definitiva. E' chiaro che le diverse Scuole esigono altri movimenti, ma se è così uno non viene a studiare da me. Nell' esecuzione di un esercizio di Billè, allorquando richiedo un piano (non -forte) allora la presa diminuisce la sua presa, i punti di appoggio rimangono tali ed il suono è sempre ricco di armonici e mai frusciato, cosa che odio. La situazione, ripeto, avviene inconsciamente, poichè il bravo studente non giochicchia con le dita sulla bacchetta, o non alleggerisce solo l' indice, ma pensa a stringere con meno forza ed anche a staccare qualche dito per avere delle dinamiche ancora più evidenti. Cosa che permetto se la situazione di base è corretta. Insomma, avviene tutto con grande naturalezza ed è questa che va sempre ricercata nella didattica di uno strumento. Il resto sono fandonie.
Questo in brevissimo.

Bye

Vito Liuzzi
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #33 - 27.06.2008 alle 05:42:08
 
CONCETTI INZIALI DI VELOCITA' COSTANTE ed UNIFORME by Vito Liuzzi

In un Forum in pieno Decadentismo, spero che qualcuno possa trovare giovamento in quanto vado a scrivere, spero in maniera chiara e con qualche errore di ortografia. Altrimenti fa niente.

Allora, vado a braccio, come sempre.
Sovente capita negli allievi che sono alle prime armi, od alle prime archettate, che la velocità dell' arco sia totalmente libera e fuori da ogni canone. E' invece proprio nelle prime lezioni che bisogna far comprendere al poverino di turno quanto sia importante gestire la velocità dell' archetto secondo dei crismi che abbiano una certa logica e fondamento. Infatti, e si parte dalle corde vuote in quattro lento, con l' ausilio del docente che si pone innanzi al discente che occorre analizzare quelli che sono i concetti di velocità costante ed uniforme.

Il metronomo deve essere il compagno di giochi fino al Diploma ed oltre, altrimenti non ci capiremo mai.

Prendiamo la seconda corda vuota, il Re, quella centrale e che risulta la più semplice su cui andare a condurre l' arco. Il metronomo può essere sostituito dal piede del docente ma mai da quello dell' allievo che deve abituarsi a tenere il ritmo nella mente, altrimenti in una grande orchestra il direttore non avrebbe senso e ci sarebbe un rumore e fracasso tale da impedire qualsiasi forma di musicalità. Ok? Piede fermo. Metronomo azionato si. Sotto i 60 alla minima ci siamo.

La velocità dell' arco deve essere tale che l' arco venga suddiviso in quattro parti uguali, da tallone a punta. E fin qui nulla di nuovo. Ma se la suddetta velocità non è anche costante, tipo "velocità da crociera" allora tutto il lavoro va a farsi friggere.
Si parte con l' arco che prende tutti i crini alla corda (non esagerate con la Nyman sennò vi si blocca) e si comincia a tirarlo lentamente in un UNICO PUNTO e PERPENDICOLARE con tutti i crini che pigiano sulla stessa corda; ma quando si arriva al terzo quarto occorre che vi sia spazio per tirare l' ultimo dei quarti, altrimenti siamo fuori fase.
Al ritorno tutti i crini in punta, non spostare l' arco in giù o in sù e ritornare al tallone. Questo in breve.

Attenzione.

Dal secondo quarto in poi c'è il c.d. "snodo" del gomito che nel terzo e quarto quarto deve cominciare a distendersi. Perchè? Altrimenti si arriva in punta all' archetto senza che tutto il peso del corpo possa liberamente stagliarsi in questo zona dell' arco. Insomma se non lo facciamo rischiamo di avere sempre una punta debole. Esercizi precipui vengono anche introdotti dal singolo insegnante, all' uopo.

Perchè tutto ciò?
E' logico che sto sintetizzando concetti che a scuola mi prendono anche due ore, ma se il bravo discente comprende questo metodo, rafforzerà la proprio tenuta dell' arco, avrà già una cavata di suono notevole e non troverà fatica nell' eseguire con coerenza gli studietti del Billè coadiuvati da quelli del Murelli (mi sembra la soluzione migliore).

Lezione successiva. Il 4/3/2/1 e 8 (importantissimo) che non è un nuovo schema di gioco ma una variante di quanto scritto sopra.

Per le corde vuote ho scritto mea sponte un manualetto che faccio eseguire prima di mettere la mano sinistra sulla corda. Se però l' allievo ha concepito ed appreso bene gli elementi di cui sopra, si può anche cominciare subito.

Peccato che Taranto è una zona difficile e proprio quando i ragazzi stanno facendo bene o si ritirano per altri studi, specie quelli di scuola secondaria, o spesso per problemi di lavoro. Cosa inconcepibile ma veritiera.

Saluti

Vito Liuzzi
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Risposta #34 - 27.06.2008 alle 17:21:31
 
Devo andare avanti, che ne dite. Vi sembra interessante questo breve discorso sulla mia didattica dell' arco? Spero di sì!
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #35 - 30.06.2008 alle 10:48:41
 
secondo me lo è.

gi.
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Risposta #36 - 05.07.2008 alle 11:49:48
 
Secondo me no!

Del resto ognuno ha il proprio docente a cui deve dare conto. Magari più in là vediamo se riprendere o meno, anche perchè mi piacerebbe giornalisticamente parlare di come ottenere alcuni colpi d' arco specifici come il balzato o saltellato, il bariolage, il ricochet, i vari tipi di detachè e cose minori come il controllo dell' arco in questi frangenti.
Vediamo.
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Re: LA MIA SCUOLA dell' ARCO: fondamenta iniziali
Risposta #37 - 05.07.2008 alle 12:35:24
 
Visto le cose estremamente imbarazzanti che scrivo secondo alcuni idioti ... mah si scherza dai ...  Occhiolino perchè il primo idiota sono io che scrivo, ma nel senso nobile del termine, cercavo il bariolage eseguito da maestro Rabbath che è presente sul sito di SIlvio Della Torre. Non riesco più a trovare il link. Anche su YouTube forse vi è! Se trovo il link lo inserisco. Ah, questo che dico è assolutamente OT nel senso che non è in linea con quanto precedentemente esposto. Del resto siamo già in fase di studio di un colpo d' arco che Bottesini è molto probabile che non conoscesse sul contrabbasso, così figuriamoci i suoi predecessori. Vero Mr? Tuttavia in queste ribollenti cavolate espresse Rabbath ci dimostra come sia uno dei pochi al mondo a fare del bariolage un vero è proprio effetto contrabbassistico, anche se la sua derivazione trova radici altrove. Nel bariolage di Rabbath l' arco comincia in giù, raramente in su. Nella mia personale tecnica bastarda, che ne pensi Mr, preferisco cominciare in sù per sfruttare al meglio il baricentro dell' arco senza appesantirlo con la mia presa all' italiana, cioè alla Petracchi. Il risultato sarebbe lo stesso se usassi le Corelli, ma è sicuramente un bariolage molto più "rimbalzato" di quello del grande MAestro, poichè la sua presa dell' arco è leggermente diversa nella presa e lui attacca lo strumento sempre nel battere e mai con arcate in sù che potrebbero far saltare meglio il suo archetto. Viene da chiedersi se la scelta di non farlo rimbalzare sia voluta, ed io credo di si. Quindi si privilegiano una serie di accordi di stampo tipicamente rabattiano  con un' effettistica altrettanto caratteristica di quelle che sono le sonorità del suo Paese d' origini e che lo hanno condotto ad essere una delle personalità cardine del mondo contrabbassistico da ormai più di quarant' anni. Come si fa ad ottenere un bariolage più balzato o rim.balzato. Non lo so! Ma ci penserò su. A parte gli scherzi non credo che interessi molto.

Cordialmente
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Risposta #38 - 05.07.2008 alle 13:39:48
 
... continuazione

OT

La realtà è che per ottenere un "arpeggiato balzato" di buon livello occorrerebbe scrivere alcuni esercizi semplici di tecnica su tre e quattro corde. Onestamente la quarta corda difficilmente viene utilizzata, a meno che non si abbia uno strumento molto reattivo, ma in linea di massima nella letteratura tradizionale è difficile trovare simile colpo d' arco. Altra cosa scontata ma rilevante è la qualità dell' arco il quale deve avere un punto di rimbalzo ben preciso e facile da essere individuato. Trattasi di un colpo d' arco di estrema bellezza ma anche abbastanza complesso. Però anche per gioco si può provare, visto che le mie indicazioni sono indirizzate agli studenti e non certo ai master che sanno il fatto loro.
Giusto per avere un minimo di armoniosità, potete collocare il primo dito a capotasto della terza corda premendo il Si. Ne uscirà una sorta di accordo di Sol maggiore in primo rivolto, se usassimo una tastiera.
Cominciamo a pensare a questa figurazione ritmica. Gruppi di terzine legate a tre con una sorta di puntino sopra, tanto per capirci sull' obiettivo che intendiamo prefiggerci, e cioè questo balzato nell' arpeggio. Con un tempo metronomico basso, molto basso, proviamo a suonare COMINCIANDO IN SU per adesso un (si-re-sol) (sol-re-si) (si-re-sol) (sol-si-re). Come vedete ribatto sempre il si di partenza ed il sol di arrivo, ma devo stare attento a far sentire DUE VOLTE ANCHE IL RE centrale. Per il Sol ed il Re vuoiti posso anche mettere il pollice come capotasto in maniera da avere una linearità maggiore.

Inizialmente utilizziamo tutto l' arco sia nel gruppo in Su' che in quello in giù.

OCCHIO: nell' Arpeggio a tutto braccio, ma anche in seguito, i crini dell' arco nei cambi sono VICINISSIMI alla corda successiva che si intende suona, o che si deve suona. Condizione basilare affinchè il tutto funzioni in velocità. I più virtuosi potranno anche mettere dei punti e crome in queste due terzine, in modo da essere estremamente padroni dell' aspetto tecnico.

Continuo lentamente a passo di metronomo. Adesso accellero di due punti metrononomici e così di seguito, facendo attenzione che tutte le note si sentano per DUE volte nel ribattere, specie il Re centrale che quasi sempre viene oscurato. Continuiamo accellerando ancora di due punti (possono passare anche dei giorni prima di andare più in velocità).

Man Mano che il ritmo proggredisce, il movimento del polso quasi , e dico quasi, si irrigidisce (in molte scuole lo si lascia molto più libero o sciolto) e la lunghezza dell' arcata si fa più breve. Siamo arrivati ad eseguire delle sestine legate a tre e staccate.

Per ottenere lo staccato ed il rimbalzo in velocità cerciamo il punto dell' arco ove DA SOLO l' arco comincencerà a balzare, senza grandi nostri interventi e senza premere sulle corde. Movimento breve, controllo del polso e braccio e il c.d. bariolage dovrebbe cominciare a sentirsi.

Stop. E' molto più facile farlo vedere e sentire che descriverlo. Ad ogni modo cominciate a divertirvi in questo modo sempre tenendo conto che DOVETE ascoltare il VOSTRO MAESTRO che potrà avere
argomenti tecnici differenti dai mei. Non è facile essere chiari e mi scuso anticipatamente per imprecisioni di sorta che possano emergere anche "ortograficamente" (il Grillo è sempre lì pronto a controllare).

Saluti.
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Risposta #39 - 05.07.2008 alle 13:56:45
 
... continua OT

Sempre in tema di Arpeggiato balzato che potremmo definire Bariolage alla francese, mi sono venuti due esempi bellissimi nella letteratura del Bottesini che probabilmente non li balzava. Chissà. Vedere il Grande Allegro e la parte finale delle variazioni su tema di Paisiello. In realtà per quest' ultimo brano ci sono delle discrepanze. Alcuni editori tagliano l' arpeggiato, altri invece lo tengono. Bisognerebbe vedere l' autografo, ma io ho sempre preferito la parte arpeggiata perchè di grande effetto d' accompagnamento su un pianoforte che si "impossessa" del tema.

Ciao

http://www.silviodallatorre.de/index.php?language=en&hauptrubrik=media&ebene=2&t...

Ecco Rabbath in azione! L' effetto che io preferisco non è proprio come quello di Rabbath che è più frusciato e si avvale delle Corelli suonate quasi al ponte per ottenere l' effetto caratteristico. Cmq. è un Grande. Da notare due cose:

1)la bellezza di poter ottenere differenti effetti variando le note

2)Rabbath utilizza una sorta di raise saddle, nel senso che il suo capotasto inferiore è molto alto e sappiamo il perchè. Poi lo strumento suona appena ti avvicini ed è un grande vantaggio.
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vito liuzzi
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